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La scrittura inclusiva per la parità di genere

Come molti sapranno, in questi giorni a Milano si celebra la Pride Week.

Per caso mi sono ritrovata a leggere un articolo in cui si parlava di scrittura inclusiva, un metodo per scrivere trattando in maniera equa tutti i generi.

Quando scriviamo per il nostro blog, nella maggior parte dei casi, non conosciamo il genere di chi ci leggerà, né dobbiamo darlo per scontato.

Spesso si tende ad utilizzare il genere maschile come neutro. Penso, ad esempio, a quando mi capita di iscrivermi a una newsletter e ricevo il messaggio “Grazie per esserti iscritto”.

Eppure un modo per essere più neutrali possibile esiste. Basterebbe scrivere “Ti ringraziamo per aver completato la tua registrazione”.

Sicuramente ci viene richiesto uno sforzo maggiore, tuttavia si tratta di scrivere in maniera chiara, esaustiva, corretta e inclusiva, per l’appunto.

Giugno è il Pride Month: il mese dedicato ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.
Giugno è il Pride Month: il mese dedicato ai diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Troppo spesso mi trovo a leggere farsi come “Grazie per esserti registrato/a alla nostra newsletter. Promettiamo di inviarti solo comunicazioni strettamente necessarie. Se sei interessato/a…”. O peggio ancora, in alcuni testi viene inserito un asterisco al posto delle lettere declinabili: interessat*, soddisfatt*, pront*.

Ritengo che rendano la lettura più difficile e siano fonte di disturbo.

Adottare uno stile inclusivo, significa rendere il testo fruibile a più persone e – personalmente – trovo che denoti anche un certa attenzione e cura, non soltanto nei confronti dei lettori, ma anche e soprattutto della lingua italiana.

Sì, a volte mi capitano dei refusi, ma sono una di quelle persone che soffrono molto nel vedere errori – e orrori – ortografici o grammaticali!

Avere il coraggio. Anziché "avere le palle".
Avere il coraggio | Anna Donà

Non molto tempo fa, la linguista Anna Donà ha realizzato una serie di bellissime illustrazioni. Si tratta di alternative antisessiste ad alcuni detti di uso comune. Trovo l’iniziativa estremamente piacevole e interessante.

Piangere. Anziché "Piangere come una femminuccia"
Piangere. E basta. | Anna Donà

14 pensieri su “La scrittura inclusiva per la parità di genere”

  1. In certi casi ci sta (informative, newsletter, modulistica, etc…), ma scrivere, in generale, tenendo presente di quello che hai detto è la morte dei testi, appiattendo e politacamente-correttizzando cose che non possono e non vogliono esserlo.

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    1. Non penso che i testi vengano appiattiti in questo modo. Il fatto che un testo sia piatto a mio parere dipende da molte altre cose, come lo stile o la scelta delle parole. Poi ovviamente dipende sempre dal contesto. Le regole grammaticali restano sempre valide. Quindi se mi rivolgo a tutti, uso il plurale maschile. Però a volte basta davvero poco per evitare di mandare una mail scrivendo un generico “Benvenuto”. Poi ovvio non siamo qui a inventare neologismi o a voler far diventare maschili parole che sono nate come maschili. 😊

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      1. Il fatto è che non considero testi quelli di ambito divulgativo/informativo. In quel caso, con poco sforzo, si possono ottenere risultati.

        Gli slogan, per dirne una, perdono parecchio grip senza alcuni riferimenti. E non capisco perché, ci si voglia ritenere offesi da espressioni di genere che portano con sé connotati che vanno oltre la mera anatomia: se ci si limita alla lettura primaria del significato, allora facciamo un salto indietro di secoli nell’evoluzione della lingua, anzi… del linguaggio.
        Esempio banale: le già citate palle, sono una simbologia legata alla caparbietà e alla forza d’animo (per dirne alcuni) e leggerla diversamente è solo mera malizia.
        Che si fa? Si evita di parlare di fegato per non urtare la sensibilità di chi soffre di cirrosi o di cuore per chi è in attesa di trapianto?
        Coraggio, forza, tenerezza sono parole astratte: fegato, palle, cuore rendono di più e senza si appiattisce.

        Non riuscirai mai a convincermi che una perifrasi è meglio di un uso sapiente della parola “palle”… che per la cronaca può anche significare bugie, quindi non è detto che non abbia un valore spregiativo (e a volte sui significati delle parole si gioca tutto un testo!)

        Se mi cogli in fallo… dimmelo!😜🤣

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      2. Ma ci mancherebbe 😂 Non è mia intenzione convincere nessuno, né sono una linguista! Ho letto un articolo interessante e ne ho scritto uno a mia volta. Penso che comunque la lingua possa evolvere, così come evolve la società, cambiano i modi di dire, nascono nuove parole! Non si tratta di offendere nessuno e non penso che una donna si offenda quando le viene detto che ha le palle! È anche vero però che ci sono modi diversi per dire la stessa cosa!
        Che si tratti di un testo informativo, di un blog post o di un racconto, a mio parere sempre di testi si tratta! Con caratteristiche e scopi differenti, ma sono per sempre testi! Se penso a un copywriter, qualsiasi cosa scrive è un testo, che sia una newsletter, una scheda prodotto o una pagina di un sito!

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      3. Nemmeno io sono un linguista. Non mi risulta, almeno. 😉

        Sì, per definizione sono tutti testi, ma se mai un giorno dovessi leggere un articolo (cronaca – ad esempio) in cui si è usato lo stile tipico di un bugiardino farmaceutico, penso che proverei una certa irritazione, nonostante il contenuto possa essere di gran lunga migliore (a livello contenutistico) di un articolo che tratta dello stesso argomento, ma in maniera “tradizionale” 🙂

        Però si sta parlando per parlare, e quindi stiamo già facendo linguistica anche se non mettiamo in mostra le pa… parole adatte al contesto! 😜

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