Social media

I social ci hanno resi ignoranti?

Sì, è un titolo forte. Più che altro vuole essere provocatorio.

Sono trascorsi 50 giorni.

Ricordo i primi giorni di quarantena, i social erano pieni di post che parlavano di come questa situazione ci avrebbe resi più uniti, più altruisti. Di come avremmo ricominciato ad apprezzare le piccole cose della vita, la nostra quotidianità, i momenti in famiglia.

Cosa ne rimane oggi di tante belle parole? Mi sono estraniata per qualche giorno dai social e dal blog per un lutto familiare. Ritorno oggi attiva sulle piattaforme e vedo solo lamentele, accuse, rabbia, indignazione.

In un momento come questo, in cui siamo tutti lontani – da troppo tempo ormai – dovremmo usare i social per i motivi per i quali sono nati:

  • Unire persone geograficamente distanti
  • Diffondere notizie utili e interessanti

Inoltre, in questo momento i social, e internet più in generale, ci offrono la possibilità di fare cose impensabili fino a qualche anno fa, come viaggiare, visitare musei, assistere a concerti, prendere parte a iniziative. Il tutto stando comodamente a casa propria.

In un’intervista che ho letto questa mattina, si parlava di come i social stiano ampliando il disagio psicologico di molte persone. Tutto questo a causa anche di false cure e rimedi per gli infetti, fake news, catastrofismi…

Oggi più che mai, gli utenti fanno una ricerca online e credono di diventare automaticamente virologhi o medici.

Siamo tutti stanchi di essere chiusi in casa, ma se i social smettono di essere un luogo di svago e distrazione e diventano un mezzo per sfogare la propria rabbia, stanchezza, o il proprio dolore verso chiunque, non ne usciremo più.

Questo non significa che i social sono il male. Uno strumento non è mai sbagliato, semmai è sbagliato l’uso che se ne fa.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.

Umberto Eco

Siamo in mano a una politica e a una pubblica amministrazione, che parlano un linguaggio difficile da comprendere per la maggior parte della popolazione. Una serie di termini decisamente non di uso comune rendono difficile persino seguire una conferenza stampa.

Boom delle ricerche online della keyword “congiunto”, in seguito alla conferenza stampa di Conte del 26 aprile.

E sono d’accordo nel dire che l’utilizzo di una comunicazione non chiara provochi un senso di smarrimento, che dopo giorni di isolamento può sfociare in rabbia. Questo però non ci autorizza a sfogarci su Facebook, attaccando chiunque, dimenticando l’educazione e dando sentenze a caso.

Forse al momento l’unico social su cui vale la pena passare il tempo è Instagram.

Su Instagram infatti sono tantissimi i cantanti che organizzo concerti live, i dj che intrattengono con della buona musica, i personal trainer che organizzano sessioni di training, i professionisti che tengono dei corsi e molto altro…

Cerchiamo di usare i social per far passare il tempo più velocemente con cose utili e divertenti, anziché per deprimerci ulteriormente o discutere con chissà chi.

14 pensieri riguardo “I social ci hanno resi ignoranti?”

  1. Prima di tutto condoglianze per il tuo lutto. 😦

    Per il resto, posso solo condividere pienamente quanto hai detto.
    Anch’io mi sono un po’ disinnamorato dei social: IG lo seguo più per svago e per la passione per la fotografia; su FB vado praticamente solo per condividere qualcosa del blog e per ricordare i compleanni degli amici; twitter è sempre stato molto limitato nelle mie priorità, quindi…

    … in compenso ho instaurato relazioni più concrete e scambi più veri qui su WP, il che è comunque una cosa di cui posso ringraziare anche la quarantena. Poi c’è da capire se tra qualche settimana la cosa rimarrà tale, ma almeno con qualcuno credo che si possa intedere come una cosa che esula dal momento e sia più una condivisione vera di interessi e passioni che un qualcosa di momentaneo.

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    1. Grazie di cuore Alessandro! 😊
      Hai ragione in merito a WordPress, questa cosa mi ha molto stupita se devo essere sincera, non pensavo potessero nascere relazioni e rapporti qui su WordPress. È stata una piacevole scoperta e penso anche io che continuerà ad essere così anche dopo questo periodo 😊

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  2. Deborah, mi dispiace per la tua perdita. Sulle belle parole di inizio crisi ero scettico allora e sono più che convito ora. Purtroppo la ns società è in balia di un barbarimento allo stato avanzato; i valori della famiglia, dall’amicizia, della lealtà, dell’altruismo sono per pochi eletti. I social riflettono semplicemente il nostro modo di fare nella vita quotidiana

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    1. Ti ringrazio molto!
      Sì, hai proprio ragione. Quello che facciamo sui social non è altro che quello che facciamo anche nella vita di tutti i giorni. Siamo quello che siamo e non ci sono distinzioni tra online e offline. Sta a noi circondarsi delle persone giuste, anche online 😊

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  3. Ciao Deborah,
    anche io condivido cio’ che hai scritto.
    Non e’ lo strumento social in se’ ad essere cattivo o buono ma e’ l’utilizzo che ne facciamo. Spesso rappresenta come ci approcciamo ai problemi che la vita ci mette davanti.
    Nella mia esperienza non ho mai trovato grande differenza tra un profilo social di una persona e la sua modalita’ di relazione nella vita. Chi e’ polemico sui social lo e’ anche fuori da questi, l’unica differenza potrebbe essere che si esprime sui social in maniera piu’ forte e disinibita rispetto a come lo farebbe nella vita sociale dal vivo.
    Cosi’ come nella vita sto lontana dai legami tossici allo stesso modo mi allontano sui social da tutte le polemiche. In questo ultimo periodo con dispiacere devo ammettere che facebook sta diventando un luogo poco piacevole per me. Credo che faccia parte di una ciclicita’ necessaria e cosi’ io mi allontano e mi avvicino a stagioni alterne perche’ se si cerca bene “il lato luminoso delle cose” lo si trova sempre.
    Buona giornata e grazie per i tuoi spunti preziosi nel tuo blog.
    Barbara
    Mi auguro che tu possa aver in qualche modo potuto onorare la tua perdita.

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    1. Ciao Barbara, ti ringrazio molto 😊
      Hai proprio ragione. E sono d’accordo con te anche sul discorso dell’essere meno disinibiti.
      Questa cosa l’ho notata molto su Twitter.
      Ho visto persone, che nella vita sono molto introverse e non esprimono mai le proprie opinioni, diventare dei leoni da tastiera!
      Stando dietro a uno schermo capita di perdere qualsiasi freno, che nella vita quotidiana ci impedirebbe di dire certe cose. Grazie ancora per la tua gentilezza!

      "Mi piace"

  4. Ho sempre condiviso il pensiero di Eco sull’argomento social. Sono anni che critico Facebook, dall’interno e credo che, una volta o l’altra, verrò sanzionato. Però credo anche che non si debba generalizzare. C’è social e social. Anche se il meccanismo è simile (algoritmo ecc.). Quello che fa la differenza è la formula e le persone che vi accedono. In ogni caso, almeno fino a qualche tempo fa, mancava in tutti i social la consapevolezza degli iscritti riguardo a ciò che cedevano in cambio della gratuità.

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    1. Hai ragione, c’è social e social, e per fortuna ci sono anche persone e persone 😊
      In questo periodo però, vuoi per la situazione nuova, vuoi un po’ per dolore o stanchezza, i social diventano anche un modo per sfogarsi. E penso vada bene fino a un certo punto. 😄

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      1. I social sono di tutto e di più. Alcuni più di altri.
        Nel bene e nel male. Sono il tratto dominante
        di ciascuno di noi. Facebook, soprattutto, è il social che riflette di più ogni aspetto della personalità umana. Ogni vizio e ogni virtù.
        È specchio di Narciso, Hyde Park Corner, sfogatoio, fiera delle vanità, vetrina dell’ego,
        luogo di dissimulazione, luogo di ostentazione, luogo di consolazione…e chi più ne ha. Sempre. Non solo in questo momento.
        Come dici tu, entro certi limiti, siamo noi che li facciamo.
        Il problema, lo ripeto, è essere sempre consci della parte oscura. Essere consapevoli che nella vita nulla è gratis. Nessuno fa niente per niente. Noi cediamo parte della nostra vita ( i dati) e in cambio abbiamo l’opportunità di esprimerci. Forse potremmo utilizzarli di più per cercare di raddrizzare un po’
        questo mondo.

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